Storia della Foresta del Cansiglio

In questo articolo, sono raccolti gli eventi principali della Storia della Foresta del Cansiglio. In alcuni testi la foresta potrebbe essere anche denominata Altopiano del Cansiglio o anche Cansej.

Epoca Preistorica

Si pensa che la presenza dell’uomo, nella Foresta del Cansiglio, risalga a circa 100.000 anni fa.

Nel corso delle varie epoche di scavo, sono stati rinvenuti più di 4.000 reperti nei pressi del Bus della Lum. Per la maggior parte utensili in selce non sempre di provenienza locale.

In altre località occidentali del Pian Cansiglio vi sono stati altri scavi che hanno portato alla luce oggetti del Mesolitico.

Nelle località Casera Lissandri, Casera Davià e i Pich si sono effettuati una trentina di esplorazioni che inducono a ritenere che queste località abbiano ospitato periodici alloggiamenti di cacciatori in varie epoche.

Epoca Romana

Riferimenti diretti e significativi della presenza romana in Cansiglio non ve ne sono. Alcuni studiosi farebbero risalire i ritrovamenti di utensili ed armi in Pian dell’Armade ad uno stanziamento dell’esercito di Mario. Di maggior credito appare l’utilizzazione da parte dei Romani della cava di Prandarola (sopra Pian Rosada) da cui veniva estratta la cosiddetta “pietra del Cansiglio”. Di questo calcare, a grana grossa, vennero realizzati, ad esempio, la base in pietra dedicata a Marco Carminio Pudente, che ricoprì importanti funzioni amministrative nell’attuale provincia di Belluno e fu anche patrono del collegium dei dendrophori, ovvero gli addetti alla lavorazione e smercio del legname. Tra l’altro, in Borgo Piave a Belluno venne rinvenuta una statua dedicata dalla moglie Giunia Valeriana al marito Pudente. Entrambi vissero nel III sec. d.C.

Epoca Medioevale

Della presenza dei Longobardi in Alpago, non vi sono testimonianze materiali ma vi sono quelle relative all’organizzazione amministrativa del territorio. Infatti, delle due decanie cioè la più piccola circoscrizione longobarda vale a dire Alpago di Sopra, Alpago di Sotto e della Sculdascia di Belluno si trova traccia anche nel Diploma di Berengario I.

Nel 923 d.C. l’Imperatore Berengario I Imperatore e Re d’Italia, donò al Vescovo di Belluno Aimone il Casillo ovvero il Cansiglio. È questo il primo documento che riporta il termine Cansiglio. Ad oggi non ne sono stati rinvenuti di più antichi.

Nel 963 l’Imperatore Ottone I confermò genericamente i possedimenti del Vescovo di Belluno.

Nel 1031 l’Imperatore Corrado il Salico convalidò l’investitura e quindi i possedimenti al Vescovo di Belluno.

Nel 1161 anche l’Imperatore Federico Barbarossa mantenne le regalìe al Vescovo.

Nel 1179 sempre Federico Barbarossa tolse, al Vescovo di Belluno la Diocesi di Belluno con tutti i beni perché il prelato divenne fedele alla Lega Lombarda. Alcuni anni più tardi, precisamente nel 1183 dopo la pace di Costanza l’imperatore riassegnò questi territori al Vescovo bellunese.

Nel 1185 la Sede Apostolica, con Bolla Pontificia del 15 novembre 1185 di Papa Lucio III, rinsaldò la donazione della Pieve di Santa Maria di Alpago, assieme a varie chiese, al contado che, a sua volta, inglobava anche la Foresta del Cansiglio.

Successivamente altri due papi Urbano III e Gregorio VIII confermarono i possedimenti al Vescovo di Belluno.

In quell’epoca storica, l’interesse principale degli abitanti per il Bosco riguardava i pascoli con cui poter nutrire gli animali. Il legno, a quell’epoca, aveva solo un uso domestico.

Le varie Bolle papali medioevali non erano dettagliate e quindi i confini del Bosco del Cansiglio erano citati in modo superficiale ed approssimativo. Fino ad oggi, non sono giunti a noi, documenti di epoca medioevale che sanciscano in modo inequivocabile i limiti della foresta.

Il Duecento ed il Trecento

Nel corso del Duecento e del Trecento, il potere imperiale e religioso variò continuamente dando spazio alle famiglie nobili locali come Da Camino, Da Romano, Da Carrara ecc.

Le investiture dei Signori variavano e dipendevano dal Papa o dall’Imperatore, i quali a loro volta, subappaltavano, la gestione di parti del territorio a figure minori.

I Signori non erano interessati alla direzione produttiva ed efficiente del territorio. Pascoli e coltivazioni venivano lasciati in mano a monasteri, conventi ed alle Regole (alleanze fra famiglie) soprattutto nella zona montana.

Tant’è che con il mutare degli equilibri politici lo sfruttamento del Bosco venne amministrato dalle cosiddette regole come quella della Comunità dell’Alpago. Queste ultime erano alleanze fra famiglie che si davano delle norme per amministrare il territorio. In alcuni casi in questi Comuni, ancora oggi, su temi specifici come turismo, cultura e sviluppo ambientale questa organizzazione è ancora presente.

Nonostante la presenza di amministratori di varia nomina, succedeva spesso che i responsabili delle varie aree entrassero in contrasto tra di loro. Infatti, in un documento del 1231, redatto in Villa di Luca con la mediazione di Rizzardo IV Da Camino, si mise fine ad una disputa tra il Castello di Fregona (Piai) e quello di Cordignano, stabilendo che i pascoli di Prese, Monte Croce, Cadolten e Code, venissero usati sotto il vincolo livellario dalla Gastaldia di Fregona.

Nel 1339 il Patriarca di Aquileia, Bertrando raggiunse un accordo per la costruzione di una strada che, attraversasse l’Altopiano del Cansiglio e congiungesse le sue terre con Belluno, evitando di passare per Serravalle e dover quindi pagare il dazio ai signori del luogo, in quell’epoca i Da Camino. Così facendo, mercanti, viaggiatori e pellegrini poterono eludere la cosiddetta stretta di Serravalle. Venne realizzata la Strada del Patriarca forse su alcuni tratti già preesistenti. Parte di quella Via viene utilizzata ancora oggi per una manifestazione che si svolge in primavera denominata Trail del Patriarca.

Con l’espansione della Repubblica di Venezia verso l’entroterra, il Bosco del Cansiglio perse importanza come territorio per il pascolo e divenne strategico per fornire legname per la flotta veneziana. I faggi servivano, ad esempio, per la produzione di remi per le galee e un funzionario sovrintendeva al taglio degli alberi nel bosco.

Il Quattrocento

Nel 1404 e definitivamente nel 1420 il Consiglio della Città di Belluno decise di affidarsi alla Repubblica di Venezia che da quel momento divenne anche l’amministratore della Foresta del Cansiglio. Ne conseguì che anche il Bosco d’Alpago confluì nel territorio soggetto alla Repubblica di Venezia.

I nuovi amministratori organizzarono il territorio ed il bosco: gran parte era ad uso del territorio dell’Alpago e dipendeva dal Rettore di Belluno, la parte sud-ovest era amministrata della Gastaldia di Fregona che a sua volta dipendeva dal Podestà di Serravalle, la parte est apparteneva ai Comuni di Caneva, Polcenigo ed Aviano che dipendevano dal Luogotenente della Patria del Friuli con sede a Udine.

Per quanto riguarda il Cansiglio, la responsabilità politica apparteneva al Consiglio dei Dieci, quella operativa al Regimento dell’Arsenale dal quale dipendeva il Capitano del Bosco responsabile del controllo e che gestiva, in prima istanza, tutte le cause legali.

La Serenissima fu la prima a considerare il Bosco del Cansiglio come un unicum nella sua gestione e non, come era successo fino a quel momento, come un sistema parcellizzato.

Nel 1452 venne istituita la figura del Provveditore dei Boschi ed era composto da tre componenti: due controllori ed un Magistrato. Poco dopo, venne trasformato in Provveditori alla legna e del bosco. I provveditori abitavano a Venezia e delegavano il controllo a degli organi minori detti Capitani.

Il Cinquecento

Durante questo secolo campi incolti, boschi, pascoli, argini dei fiumi vennero sempre considerati dal governo veneziano come patrimonio della Repubblica, una sorta di demanio tant’è che non si riconoscevano diritti a differenza degli altri Stati nella penisola italiana, ad abitanti dei vari villaggi. La Serenissima poteva disporre liberamente di questi beni come meglio credeva a seconda delle esigenze congiunturali del periodo. Vennero, per questa funzione, istituiti i Provveditori con la funzione di verificare questi beni inalienabili.

Nel 1548 il Bosco del Cansiglio venne riservato, come stabilito dal Consiglio dei Dieci, all’Arsenale con lo scopo di realizzare remi per le galee veneziane. Servivano circa 150 remi per ogni nave.

Fino a quando il Bosco non divenne riserva, il fabbisogno di remi era coperto da acquisti sul mercato ed in particolare da imprese che tagliavano nei boschi arciducali, in genere, nel Friuli Occidentale.

Nel 1549 il Consiglio dei Dieci allargò anche al Bosco d’Alpago la carica forestale di Capitano dei Boschi. Il Consiglio lasciò la scelta delle persone da destinare a tale incarico al Reggimento dell’Arsenale mediante elezione.

Il primo a ricoprire tale compito fu Jo Batta Saler già Capitano del Montello che risiedette in Cansiglio e forse al suo cognome si può far risalire la località ancor oggi denominata Col Saler.

Nel 1550 vennero tracciati i confini del Cansiglio. Venne nominato un Patrono (funzionario) dall’Arsenale per svolgere questo compito. Fu scelto Antonio da Canal, che a maggio effettuò la prima conterminazione (confinazione) del sito. Questa attività diventò ciclica con il passare del tempo.

Fra la metà del Cinquecento e gli anni Settanta, ci fu un intenso uso di legno di faggio che vedeva il suo consumo variare in base alle condizioni militari ed al progresso dei mezzi navali.

Fra il 1566 ed il 1570 probabilmente venne costruito il Palazzo del Canseio, un’abitazione in cui doveva risiedere il Capitano del Bosco ed ospitare il Rettore di Belluno nelle periodiche visite. Distrutta da un incendio, più volte soggetta ad atti di vandalismo ed al degrado prodotto dalle intemperie, la costruzione si trovò più volte inutilizzabile ed oggetto di delibere per una sua adeguata manutenzione.

Nel 1575 l’allora Doge Alvise Mocenigo ingiunse ad Andrea Pasqualigo Capitano e Podestà di Belluno e sorvegliante del Bosco d’Alpago, di pubblicare un proclama nel quale ordinava di non far entrare animali da pascolo nel Bosco. Pasqualigo confinò il Monte di Prese.

Nel 1576 venne stabilita la prima delimitazione del numero di animali che potevano pascolare nelle radure interne, Cansiglio, Code, Cornesega e Valmenera.

Nel 1589 il Rettore Federico Contarini decise di estendere l’area della foresta bandita includendo nella stessa anche i boschi di Col Indes, Pradosan, Val di Piera e Cadolten.

Nel 1592 ci fu il primo tentativo di regolazione forestale del Bosco del Cansiglio. Questo piano fu elaborato dal Capitano e Podestà di Belluno Francesco Soranzo. Esso prevedeva la suddivisione della foresta in cento prese da affittarsi.

Il Seicento

Nel 1603 vennero eletti due Provveditori con il compito di censire tutti i beni comuni quali boschi, argini dei fiumi ecc. e di ristabilire i diritti d’uso originali. Questa operazione durò più di vent’anni. L’analisi iniziò dalle province di Venezia, Treviso, Belluno e coinvolse anche la zona friulana. Le Regole e Vicinie furono invitate a denunciare le usurpazioni patite.

Nel 1614 dopo una supplica di alcuni Comuni della pedemontana friulana, il Senato Veneziano consentì loro di poter liberamente tagliare e utilizzare le parti comuni del bosco. Le persone autorizzate non potevano superare i limiti stabiliti con la confinazione del 1550.

Nel 1621 il Doge Antonio Priuli ordinò al Capitano e Podestà di Belluno Federico Corner di eseguire una nuova conterminazione del Bosco in tutte le sue parti. Il Rettore Federico Cornaro nel mese di giugno fece la prima confinazione organica e dettagliata del Bosco d’Alpago. Con l’occasione vennero incisi i segni di riconoscimento sui massi affioranti. La conterminazione cornara definisce in modo più certo il mezzo miglio cioè quelle fasce esterne di bosco a tutela della foresta bandita.

Nel corso del secolo, per evitare che le terre comuni venissero sottratte dall’incorporamento della Serenissima, spesso non venivano fatte comparire nelle mappe del Catasto disegnate nel corso del tempo. La situazione divenne problematica quando la Serenissima, per far cassa, decise di vendere questi beni comuni. I provveditori vennero sommersi di denunce, molto spesso anonime e dettagliate di particolari.

Fra il 1638 ed il 1648 Zorzi de Christofoli Provveditore dell’Arsenale attuò il primo piano di assestamento con concetti silvicolturali precisi e ben individuati determinando un approvvigionamento cadenzato dalla foresta. La Foresta venne divisa in sedici settori (prese triangolari) dentro le quali si tagliava per “dirado”, con turno decennale, gestendo le prese ogni anno, in base al piano stesso.

Nel 1653 Venezia si accorse di altre irregolarità in termini di confini e quindi venne organizzata una nuova confinazione affidata a Leonardo Dolfin Capitano e Podestà di Belluno. Prescrisse anche nuovi limiti di carico di bestiame per i pascoli interni e una serie di pene per i danni arrecati al Bosco.

Nel 1660 Marino Zorzi propose ed ottenne l’autorizzazione del Doge Domenico Contarini di procedere sia alla posa di nuovi termini per meglio definire i limiti dei pascoli sia alla delimitazione con termini numerali cioè attraverso il mezzo miglio i territori di Fregona, di Farra e delle Pieve d’Alpago.

Nel 1679 il Rettore Bernardo Trevisan effettuò una nuova conterminazione, sia della foresta bandita sia del mezzo miglio esistenti. Nel riconfinare la foresta provvedette ad integrare il limite con nuovi termini, a riordinare con una nuova numerazione romana tutti gli interventi avvenuti fino ad allora. Da tale intervento si succedettero altre 16 confinazioni della foresta, sia generali che parziali, in due casi estese anche ai pascoli interni.

L’ultima conterminazione venne effettuata dal Rettore Antonio Barbaro nel giugno del 1795.

Il Settecento

Nel 1712 venne ingiunto ai Rettori di Belluno quali Provveditori dei Boschi del Cansiglio, di ripetere ogni cinque anni la visita ai confini della Foresta.

Nel 1753 venne emessa una ordinanza che regolava la scelta e le disposizioni del controllo dell’operato del Capitano del Bosco.

Nel 1769 l’allora Vescovo di Belluno Giovanni Battista Sandi, autorizzò il Parroco di Tambre a benedire e celebrare la prima messa in una nuova chiesetta, ubicata a fianco del Pubblico Palazzo e dedicata a Sant’Osvaldo, protettore dei pastori. La prima richiesta di erezione della chiesetta risale al 1678.

Nel 1770 venne installata a Bastia d’Alpago una sega idraulica complessa. Venne collocata fuori dalla Foresta del Cansiglio con l’obiettivo da parte di Venezia di potenziare lo sfruttamento del proprio patrimonio boschivo. Il manufatto, dipendente direttamente dalla Presidenza dell’Arsenale, si completò poi l’anno successivo, di una roggia che seguendo il torrente Rai permetteva la fluitazione del legname dal lago di Santa Croce al fiume Piave.

Fra il 1780 ed il 1790 i bisogni mutarono favorendo una silvicoltura moderna che sostituì i faggi con abeti rossi e avenini, essenze legnose più richieste e remunerative. In quest’ottica l’ingegnere Carlo Doglioni fornì un parere per la realizzazione di una nuova strada di accesso al bosco dal lago di Santa Croce a Palughetto. Il progetto non ebbe seguito.

Nel 1790 venne fatto erigere dalla Serenissima in località Palughetto un Castello per ospitare il Deputato al Palughetto chiamato a sorvegliare l’importante via che dal Vallone del Runal conduceva al lago di Santa Croce.

Nel 1793, visto lo spirito della nuova politica di sfruttamento del patrimonio forestale, il Senato approvò il progetto presentato da Giuseppe Rova per il taglio di 220.000 piante di faggio da prelevare nelle località del Pezzon e di Baldassare. Il contratto ebbe una vita controversa, fatta di reciproche accuse di inadempimenti e ricorsi che portarono lo stesso Senato a decretarne il suo scioglimento nell’ottobre 1794 e alla condanna dell’imprenditore Rova nel gennaio del 1797. Nel corso del suo intervento il Rova sperimentò il sistema della stua, ovvero una diga artificiale costruita con tronchi di durata temporanea non usuale in Cansiglio, per l’estrazione del legname dal bosco.

Nel maggio 1797 il cittadino Giacomo Antonio Alpago di Belluno, alla testa di un gruppo di soldati della cavalleria francese intimò al Capitano del Bosco Bernardo Violin di consegnare il bosco ai nuovi occupanti. Un possesso che però verrà conteso subito dalla Municipalità d’Alpago. La controversia durerà a lungo ed anche le Municipalità di Serravalle e Polcenigo prenderanno possesso delle rispettive porzioni di bosco. Contrariamente a quanto si pensa il Bosco del Cansiglio avrebbe superato il periodo francese senza subire notevoli danni.

Nel 1798 dopo il Trattato di Campoformio il Veneto passò alle dirette dipendenze degli Asburgo. Nel maggio dello stesso anno, si tentò di porre fine alle devastazioni boschive. Ritornò in vigore il Piano boschivo del 1792 e l’amministrazione forestale venne affidata alla Presidenza dell’Arsenale.

Nel 1798 ci fu il primo insediamento umano stabile all’interno della foresta, in località Vallorch. La famiglia Azzalini Domenico, proveniente da Roana (VI) venne autorizzata dalla Presidenza dell’Arsenale a fabbricare manufatti impiegando doghe di faggio.

L’Ottocento

Nel 1804 venne commissionato all’Ing. A. D’Adda il progetto di due nuove strade di collegamento con il Bosco del Cansiglio: una per il Palughetto e l’altra per la Valsalega. I progetti non si trasformarono in realtà.

Nel 1810 l’Ispettore al Regio Bosco del Cansiglio effettuò una revisione dei confini del mezzo miglio di Fregona.

Nel 1815 dopo la definitiva sconfitta di Napoleone ed il conseguente riassetto territoriale nato dalla Conferenza di Vienna, il Veneto venne a far parte integrante del Regno Lombardo Veneto, alle dirette dipendenze della Casa d’Austria.

In quel periodo il Governo austriaco cercò di porre rimedio ai guasti causati in precedenza, ma le popolazioni limitrofe al Cansej cercarono in tutti i modi di costituire delle servitù e dei diritti sul demanio, onde trarne maggiori vantaggi.

Nel 1820 venne effettuata dall’Ispettore forestale Giuseppe Valleggio una confinazione della foresta che, ricalcando i termini posti dalla Serenissima, abbracciò quasi tutto il perimetro della stessa.

Nel 1826 il Governo austriaco incaricò l’Ispettore forestale Magoni, di compiere il rilievo dell’intera foresta. L’ispettore, nel biennio 1828-1829 portò a termine il compito realizzando una dettagliata e lodata carta della foresta in scala 1:2.000.

Nel 1836 l’imprenditore pordenonese Andrea Galvani realizzò nella zona orientale della foresta alta Val Cornesega – Ceresera l’utilizzo del cosiddetto motore alpino per estrarre in modo più economico il legname dalle zone interne e più basse al margine esterno della foresta. Il legname poteva così raggiungere le località di Coltura e Polcenigo e poi via terra o acqua, le varie destinazioni. Il manufatto, interamente costruito in legno, resterà in funzione dal 1837 al 1841.

Nel 1853 venne abbattuto nei paraggi della Foresta del Cansiglio l’ultimo orso.

Fra il 1864 ed il 1867 venne eretta la chiesa dedicata alla Madonna del Runal su un precedente sacello risalente al 1729.

Nel 1866 con l’annessione del Veneto al Regno Sabaudo, anche il Cansiglio venne a far parte integrante del Regno d’Italia.

Il 29 giugno 1873 si registrò un terremoto di magnitudo 6,33 con epicentro nella zona di Chies d’Alpago. Dopo questo sisma in Alpago vennero registrati, fino alla fine dell’Ottocento, altri eventi.

Nel 1873 iniziò la costruzione di caselli, caserme e palazzine dove dislocare le guardie forestali a custodia del Bosco e il personale dell’amministrazione.

Fra il 1874 ed il1875 venne eseguita la riconfinazione di tutta la Foresta Nazionale apponendo 300 cippi lapidei che segnano a tutt’oggi la linea di confine.

Nel 1881 la foresta venne divisa in 20 prese, ognuna delle quali prevedeva diverse sezioni ma il Piano non venne adottato.

Venne creata una strada per attraversare l’altipiano del Cansiglio collegando il trevigiano con l’Alpago. La strada ripartita in 12 tronconi fu iniziata nel 1879 e venne terminata nel 1881, lunga oltre 24 km e larga 4,50 metri collega tutt’oggi l’abitato di Osigo con Spert in Alpago.

Nel 1895 a seguito della cessione del Mezzomiglio di Prese al Comune di Farra d’Alpago, il confine della Foresta Nazionale venne rettificato con la posa di 49 nuovi termini.

Il Novecento

Nel 1901 il Cansiglio venne dichiarato Stazione climatica consentendo così la richiesta di potenziamento dei collegamenti stradali e la creazione di ulteriori strutture ricettive.

Nel 1905 iniziarono in località Col Saler i lavori per la realizzazione di un secondo vivaio forestale di due ettari circa. L’opera venne portata a termine nel 1908.

Nel 1912 vennero stabiliti i ruoli organici del personale del Corpo reale delle foreste. La legge sancì il passaggio alla dipendenza dello Stato degli agenti provinciali. Nel maggio del 1926 il Corpo Reale delle Foreste venne soppresso e nel 1928 istituita la Milizia Nazionale Forestale, un Corpo Speciale impostato su basi militari-tecniche.

Fra il 1917 ed il 1918 durante la Prima Guerra Mondiale, la Foresta del Cansiglio subì pesanti prelievi e tagli irrazionali da parte dell’esercito austro-ungarico per le necessità belliche. Venne, a tal fine realizzata una teleferica che collegava il Pian Cansiglio con la pianura trevigiana.

Dopo gli eventi dell’8 settembre 1943, alcuni giovani di Montaner e Vittorio Veneto presero la via del Cansiglio fondando il Battaglione “Vittorio Veneto”. L’organizzazione della Resistenza sull’altopiano proseguì nei mesi successivi tra azioni e rastrellamenti nazi-fascisti. Nell’autunno e nell’inverno rimase in Cansiglio solo uno sparuto gruppo di uomini a difesa dei campi di lancio, per ricevere le armi destinate alla lotta di Liberazione.

Nel 1964 in Pian Cansiglio venne eretta una nuova cappella dedicata a Sant’Osvaldo e San Gualberto, patrono dei forestali.

Nel 1987 venne istituita la Riserva Naturale Speleologica Bus della Genziana.

Fra il 1977 ed il 1998 venne istituito Veneto Agricoltura il cui compito riguarda la gestione della Foresta del Cansiglio. Questo Ente è ancora in funzione.

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