Leone Alato di Martalar
Il Leone di Martalar è un’opera realizzata dall’artista Marco Martello in arte Martalar e raffigura un Leone Alato che ricorda l’antico simbolo della Repubblica di Venezia.
La scultura si trova nel Comune di Tarzo e più precisamente nella frazione di Fratta a pochi metri dalla sponda tarzese del Lago di Lago che insieme al Lago di Santa Maria si trovano nella Vallata dei Laghi a Revine Lago.
Tarzo è uno dei Comuni, insieme a Valdobbiadene, Conegliano, Cison di Valmarino e molti altri incluso nel territorio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene riconosciute Patrimonio mondiale dall’Unesco come paesaggio culturale.
L’opera è stata realizzata grazie al contributo dell’Associazione Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, dal Comune di Tarzo e da Banca Prealpi San Biagio.
Il legno dell’opera d’arte è stato ricavato dalle radici degli alberi caduti durante la Tempesta Vaia del novembre 2018. Si pensi che ne sono serviti più di 3.000 per completare la scultura.
Oltre ai legni di Vaia sono stati utilizzati i legni delle viti delle Colline Unesco, questo per rafforzare il legame fra il leone ed il territorio dove è stata collocata l’opera.
Il Leone Alato in legno di Martalar è il più grande del mondo attualmente esistente, infatti, è alto più di 7 metri e largo 10.
Marco Martalan con il recupero di queste essenze ha voluto segnare un ponte fra passato e futuro ed un momento di ricordo di quello che è successo in quelle tragiche giornate di qualche anno fa.
Il leone ha una duplice valenza: rappresentò per la Repubblica di Venezia, forza, protezione e giustizia mentre, al giorno d’oggi è un simbolo regionale. Attualmente al leone viene data importanza sia storica sia culturale. Infatti, è segno di potenza e di orgoglio ed è un legame tra la parte lacustre e marittima del Veneto ed il suo entroterra ricco di colline e monti.
Marco Martello è un artista che, nel corso del tempo, ha saputo ridare valore e significato a tronchi e rami caduti spontaneamente oltre a quelli abbattuti dalla tempesta Vaia.
Oltre al Leone Alato, ha realizzato altre opere di varie dimensioni raffiguranti: la lupa, il basilisco, l’ape, il grifone, ecc. Gran parte delle sue opere sono visibili nei monti della Lombardia, del Trentino-Alto Adige e del Veneto. Vi è anche un’opera a Venezia.
Questa tipologia di arte è stata codificata, nel corso del tempo, come Land Art. I primi approcci a questa arte, classificata dagli esperti come arte contemporanea, risalgono agli anni Sessanta e Settanta del Novecento in America e si sono poi diffusi anche in Europa. Land Art potrebbe essere tradotta come arte della terra ma è riduttivo; più appropriato è arte del paesaggio perché, in realtà la denominazione completa è Landscape Art.
Gli artisti che si approcciavano a questa disciplina, inizialmente, non avevano un manifesto codificato ma si basavano su esperimenti. Fin dall’inizio è emerso che il paesaggio fosse un elemento essenziale insieme all’opera e non un elemento decorativo, marginale nella sostanza l’opera va vista all’interno della cornice che include anche il paesaggio.
Le prime mostre di Land Art vennero realizzate fra il 1968 ed il 1969.
Nel corso del tempo, questa forma d’arte si diffuse anche in Italia e vennero creati dei parchi dove ammirare queste opere.
Dove trovarlo
Leone Alato di Martalar si trova in via Cammino delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene 90 a Tarzo






